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13 ottobre 2017

Colori



Dopo molti anni di cammino tra queste montagne, l’autunno, coi suoi giochi di colori, torna sempre a meravigliarmi. Sono momenti da percepire solo con i sensi, altre volte da annusare, momenti da sentire col Cuore, da vedere con l’Anima. Ci si muove tra contrasti ora insondabili, ora sconosciuti.
Il bosco è una tavolozza di colori, tutto è vivo e tutto sembra prendere fuoco come in un rito magico per vivere altre vite e perdersi in un sogno. Colori e grandi silenzi paiono rimbombare tra le nude rocce e le macchie fitte di vegetazione ed il giorno pare non finire mai.
I pini loricati, sulle creste tra la nebbia come pastori arborei plurisecolari, contorti, avvinghiati su se stessi, sembrano figure umane che quasi ci vengono incontro e mettono un po’ di soggezione, esplodono possenti ancorati con le loro radici come tentacoli a reggere il peso di chiome folte e grandiose, altre secche e vacillanti. 
Se hai bisogno di Amore e di Verità vieni d’autunno nei boschi del Pollino troverai una coperta di colori per scaldarti l’Anima. Verde, rosso, arancio, giallo, marrone, muschi e fogliame mai uguali, momenti che lasciano cicatrici vive nella memoria, dolci malinconie che male non fanno. 
Nonostante torni tante volte tra questi luoghi, il ripetersi di momenti sempre vivi non scalfisce la mia capacità di emozionarmi dinanzi a questa bellezza che nutre, insieme ai miei figli, la fame di Senso dei miei giorni. 
Anche la Vita è fatta di colori, di colori che il tempo ed eventi inattesi possono sbiadire, farla diventare in bianco e nero. E allora questa bella giornata la voglio dedicare a tutti coloro che hanno smesso di ridipingere la Vita, a chi ha perso i colori all’improvviso e con essi la speranza di ritrovarli. Non mollate che c’è l’autunno con la sua luce ed il suo respiro, questo spicchio di meraviglia se guardato con gli occhi giusti!


22 maggio 2017

Un "giorno grande"...



Capitano certi giorni in cui tutto sembra che potrebbe andare storto da un momento all’altro, sono proprio questi giorni che insegnano a credere in ciò che fai e soprattutto come lo fai.
In montagna basta poco, il pericolo è sempre in agguato, scarso impegno organizzativo o disattenzione verso le norme basilari della sicurezza possono trasformare una tranquilla escursione in un incubo.
Ciò che mi dà la giusta misura di quello che faccio è la mancanza di presunzione con cui mi approccio alla mia passione di accompagnare visitatori a scoprire queste terre alte, solo così ottengo la giusta misura di quello che faccio e di quello che sono.
Ogni volta per me è sempre un’avventura nuova, un giorno che scopre un altro giorno, luoghi sempre diversi appaiono affini nella loro bellezza. 
Salire sul Pollino è come cercare un sentiero verso il cielo, passo dopo passo, roccia dopo roccia, ventata dopo ventata, respiro dopo respiro, sogno dopo sogno. 
Attraverso questi silenzi carichi di voci che sanno dire cose buone, riesco a sentirmi vivo dentro e fuori, solo così allento la tensione del quotidiano. Il sentimento della natura mi porta verso un mondo interiore non ancora totalmente esplorato.
Sulla cima il cielo incontra la terra, la fredda pietra diventa un altare dove urlare al vento tutte le menzogne!
Lungo la discesa passiamo dalla Dolina del Pollino dove ancora il nevaio più a sud d’Europa tiene bene. La discesa per la cresta sud del Monte Pollino è come sporgersi da un balcone tra le nuvole, ad oriente la Serra Dolcedorme e a sud tutta la vallata del Fiume Coscile chiusa all’orizzonte dai Monti dell’Orsomarso-Cozzo del Pellegrino ingoiati dalle nuvole, ad occidente la Serra del Prete trattiene stoppose nuvole grigie. Un caleidoscopio di luci ed ombre colpiscono i nostri sguardi, profumi irreali in un attimo si disperdono nell’aria.
Lungo la Serra del Pollinello tronchi possenti come bianche ossa di giganti si stagliano contro il cielo squarciato da ampi sprazzi di luce. Questi alberi sono esseri mummificati, simboli guizzanti di tragedie e di lotte con gli elementi, dove il vento plasma lamenti che riecheggiano nei secoli e che percepiamo come voci lontane velate di mistero. Credo che i pini loricati rappresentino al meglio il simbolo del coraggio e della vita.
Ci fermiamo al “Patriarca”, un connubio di forme si dimenano verso il cielo.        
Il rientro attraverso il Bosco Pollinello è una fatica intima e piacevole con il corpo intiepidito dal vento caldo e dai profumi della natura che penetrano ogni fibra del nostro corpo. Nel silenzio di questa infinita pace abbiamo ritrovato la serenità della nostra anima, istanti unici, sublimi, bastevoli da penetrare tutti i sensi, bastevoli per dare vita al giusto entusiasmo nel percorrere i non facili sentieri del quotidiano.
Quello che si respira sul Pollino è un tempo senza tempo, la quiete, la natura selvaggia a due passi dalla città, il Pollino è la montagna dove raccogliere i frutti dell’anima, l’importante è salire, andare oltre l’idea della cima, cercare se stessi, misurarsi, lasciando il tempo e lo spazio di vivere la propria avventura. Come lo fu per me molti anni fa.
Il Pollino è una montagna non patinata, ma cruda e vera, dove anche i pensieri a volte si increspano con il rumore del vento.  
Da bambino, guardando dalla campagna dei nonni, mi interrogavo spesso su cosa ci fosse dietro quel monte così alto e arcigno. Da allora sono “nati” e tramontati molti soli, ho visto molte lune far capolino dietro cime maestose, tante le notti stellate che hanno “brinato” il cielo di sfavillanti luccichii.
Ogni volta nuovi ricordi tornano a galla, gli alberi rifioriscono, le api continuano a raccogliere il nettare dei fiori , la Vita continua, la mia di Vita ogni giorno scopre la Gioia di Vivere, un Amore sempre più grande e sempre più forte.
Oggi in compagnia di Italo e Valentino è stato un altro “giorno grande”…

15 agosto 2016

La felicità



Nel bosco tutto è silenzioso, ci godiamo la pace della Natura. Ogni tanto si sente battere il picchio, il canto dei grilli nelle radure, il vento passa tra le foglie mentre le formiche fanno avanti ed indietro intente nel loro lavoro. 
Mangiamo insieme scambiandoci esperienze. Il profumo della resina. Gli animali al pascolo con il loro scampanellio. La sorgente che gelida sgorga dalla pietra, rinfresca e lava via tutto. 
Un sorriso fra “sconosciuti”. Gli sguardi, la fiducia che gli altri del gruppo ripongono su di me, nella mia andatura, nella traccia che disegno lungo l’erta pendice della montagna. Piccoli momenti fatti di cose semplici dove ritrovare la luce dell’anima, felici di essere al mondo.
Mentre saliamo la luce ci nutre in libertà come una pianta, in silenzio ritroviamo la nostra Anima.
La cima dove tutto finisce o inizia, l’armonia dei colori, le luci dense e penetranti, l’invisibile carico di profumi, l’orizzonte sconfinato, il sapore di un cibo frugale, tutto ci nutre di una sensazione di sana piccolezza, una piccolezza che ci fa vivere un’esperienza stupenda, basta cambiare il modo di vedere le cose.
Qui ci riappropriamo della nostra essenza migliore: riprenderci il tempo della nostra esistenza. 
Qui siamo felici perché è intenso e profondo ciò che contempliamo. Un senso profondo di serenità e completezza costruisce dentro un qualcosa che già vive in noi e che qui riusciamo a riconoscerlo.
Io non so cosa sia la felicità, forse è il tempo che passa lentamente lasciando ricordi e tracce, forse è cercare qualcosa di buono anche nel fango, forse è una montagna in cui cercarsi, una paura in cui raccogliersi. 
La felicità, forse, è non aver paura di guardarsi dentro, il non arrendersi all’oscurità, prendere la vita tra le mani e non attaccarsi a niente. Io non so cosa sia la felicità, forse è semplicemente amare la Vita e tutti i suoi frutti.


4 giugno 2016

La promessa della cima



Ho vissuto la mia infanzia ed una parte della mia adolescenza come un buco nero, assorbendo ogni cosa, senza riuscire a far passare nessuna luce all’esterno, poiché in me trattenevo tutto. Come se non sapessi bene da cosa fuggire e ancor meno cosa cercare. Poi è arrivata la maturità, la mente meno testarda ed il cuore meno ansioso hanno fatto si che la montagna diventasse un sentimento, passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, sorgente dopo sorgente, cresta dopo cresta. 
Così la montagna è stata la scala per arrivare ad un altro cielo, decorare la mia anima di stelle, di quiete e bellezza. Sono uscito da quel buco nero per trovare la mia voce e scoprire forse la Verità, la mia Verità. Dio in ogni salita né si avvicina e né si allontana. Ho scoperto che Dio è dentro di me, è la mia coscienza.
Risveglio i sensi con l’aria, il cielo, le nuvole, il vento ed il sole che brucia il mio viso fino ad arrossarlo. Sensazioni nette e vere che si incarnano nella promessa della cima.
Mi siedo su un masso e mi guardo attorno, sono colpito dalla forza e dall’energia che si sprigionano accanto a me. Resto tranquillo guardandomi dentro.
La vista sui Piani di Pollino è un cerchio magico dove il tempo si è fermato. Attraversiamo questo paradiso senz’anime, mentre le nubi ci sovrastano superandoci veloci come spettri benigni. Dimentico i problemi e lascio che i sogni salgano dentro. Come se galleggiassi sulle mie emozioni sento l’umore dell’aria, il vento sul viso, poi nell’anima. Sono materia da plasmare, forza e limiti. Poi ancora voci senza forma vagano nel turbinio del vento, sono le nostre anime a ricordarci che esistiamo, ad incitarci per non cedere mai. 
Cammino, la vita è un attimo fugace per questo, da tempo, ho deciso che non l’avrei più lasciata andare. La passione mi guida a scoprire nuove mete e nuovi sentieri del Cuore ed il tempo che passa lascia tracce e ricordi.
Quando arriva l’ora dei saluti con le persone che accompagno tra queste montagne, vedo nei loro occhi riflessi cangianti,  creste e boschi maestosi, sorgenti e orizzonti sconfinati, crepuscoli e petali di luce, sono emozioni che vanno molto al di là della semplice attività sportiva.
Ci salutiamo con la mente già ad altre mete perché le cose buone non muoiono mai ed allora a presto, per seguire la Vita e la Luce ovunque esse ci condurranno.