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2 ottobre 2018

I miei dèmoni

Capita che a volte bussino sotto forma di mille pensieri, di mille sensazioni. Ho bisogno di guardarli in faccia in mezzo alla Natura per combatterli ed al tempo stesso nutrirli. Per farlo ho bisogno di indossare la lucida follia di una certa solitudine e percorrere con consapevolezza luoghi al tempo stesso solitari, posti poco battuti dagli scorci inesprimibili. 
Anche se all’inizio urlano e minacciano, dopo i primi passi sento che si acquietano, i miei demoni vogliono nutrirsi di silenzio, in questi momenti non vogliono incontrare gli uomini. I miei demoni mi accompagnano, a volte li vedo vagare tra grigie ossa di loricati. Altre volte vedo solo ombre. Avverto strani riti tra il nero fumo di tronchi carbonizzati! 
Sulla cresta nord di Serra delle Ciavole i miei demoni mi riportano ai fondamenti della sopravvivenza, a situazioni che devo controllare con tutti i sensi, un oppio potente, cui non può fare a meno il mio Spirito, la mia Anima. Mi spremo fino al possibile a valutare ogni pericolo, ad essere prudente, mantenendomi in uno stato di allerta, tra sfasciumi di roccia e balzi precipiti, fessure nascoste da coltri di ginepri, massi ciclopici incastonati nel cuore della montagna come pelle tagliente. Questa cresta mi passa l’Anima come un incendio. 
Sulla cima arrivano prima di me e poi non sanno più dove andare. Si burlano del mio passo claudicante mentre mi avvicino alla meta. Poi mi assecondano e diventano innocui quando abbraccio l’omino di sassi della vetta, come un amico, come un essere umano. Lo abbraccio, come se avesse un’Anima. Poi ci parlo, perché sulle cime ci sono delle presenze, si sentono voci, ma per averne coscienza bisogna essere soli. 
Scendo dal contrafforte sud-est di Serra delle Ciavole, come spettri i pini si muovono incontro, mentre cavalli al pascolo sembrano non dare conto della mia presenza. L’acuto profumo della resina e le luci guizzanti mi fanno dimenticare per un attimo i miei demoni, ma la discesa su questo terreno è ancor più complicata della salita. I miei sensi restano in agguato. Gli scorci a cui assisto entrano solenni nel mio Cuore. Penetro il silenzio grandioso e possente del Grande Cimitero di Serra delle Ciavole. Qui è racchiusa tutta la Natura del Pollino. Mi fermo a fantasticare sul tronco di un loricato, tagliato chissà quante decine di anni prima e lasciato qui dal suo carnefice! 
I miei demoni interiori sono le mie emozioni, i miei pensieri, le mie paure, i miei stati mentali, i miei ricordi che adesso si disperdono, come non mai, in questo immenso, come semi di pino. Senza le mie emozioni non potrei vivere, ho imparato a conviverci nutrendole poiché da demoni possono trasformarsi in bussole preziose necessarie per orientare il mio viaggio e proseguire, adesso più che mai, verso territori a me sconosciuti. 
Col tempo, grazie alla montagna, ho imparato a conoscere i miei demoni. Non sono più così spaventosi come mi sembravano all’inizio. Grazie ai miei demoni sono riuscito a vivere la truce grandezza e le perdute solitudini del Pollino. 
Mi godo ancora per poco questo viaggio nel Pollino, poi sarà Vita e continuerò ad assaporare ciò che riesco e riuscirò a conquistare giorno per giorno, perché solo accettando se stessi si potrà migliorare.
Credo che tanti altri, come me, avranno i propri demoni. Il problema di molti è che ignorano eternamente i loro demoni non riuscendo ad accettarli! 
E’ sera quando nelle ultime luci, col Cuore gonfio di memorie, guardo da quassù la terra dei miei padri, ascolto la loro voce! I miei demoni sono domati! Oh Anima mia!

10 agosto 2017

Cacciatori di emozioni...



L’unico fuoco che conosciamo è quello che arde dentro di noi e l’unica caccia che ci piace fare è quella di catturare le nostre emozioni…


8 novembre 2015

Nuovi risvegli



Siamo a Colle dell’Impiso, i colori sono già soffusi, vivi e mutevoli. Oggi andremo alla ricerca di emozioni semplici, attimi brevi per superare limiti insperati che lasceranno limpidi ricordi.
Quando ci mettiamo in marcia il sole trafigge i rami degli alberi in un intercalare di luci che rendono ogni attimo eterno. Come un arco che non smette di tendersi saliamo e più la luce emerge e ci inonda quasi come se questa giornata fosse fatta per riassaporare il sole.
L’aria è calma, non un filo di vento percuote i rami policromi, in silenzio stacchiamo la spina del nostro vivere quotidiano, solo il fruscìo delle foglie sul sentiero ci ricorda che stiamo naufragando dolcemente in un mare colorato di profondissima quiete.
All’uscita sul Piano di Toscano la natura fa sentire forte il suo respiro. In questa luce cruda le montagne attorno sembrano ancora più vicine, basta stendere la mano per toccarle. Siamo diretti a Serra delle Ciavole, per me tra le cime del Pollino più belle che si possa desiderare di raggiungere. Si erge sopra i Piani, mentre avvolta dal silenzio ci scruta.
In questa sosta il sole scalda, ci accorgiamo anche noi del profondo silenzio che ci avvolge, poi come in un sogno, nel momento in cui imbraccio lo zaino, socchiudo gli occhi cercando nella luce del cielo un soffio di leggerezza, un attimo di pace da portare in fondo al mio grande silenzio.
Credo che la montagna rappresenti l’espressione più bella di libertà, questo avvicinarsi al cielo e assaporare piccole cose come un dono, ritrovando se stessi, la pace ed anche la gioia.
Ci muoviamo in un’atmosfera arcana, osservati da figure spettrali e contorte. Immersi in questo paesaggio riscopriamo forte il sapore dell’avventura e l’escursione, l’affiatamento del gruppo diventa un’esperienza impagabile.

Sulla vetta il paesaggio è sconfinato di una violenta bellezza. A questa altezza tempo e spazio non sono nulla. Qui non vige più nessuna delle leggi che conosciamo.
Questa cima è pervasa da profumi e atmosfere diverse, l’orizzonte un connubio di forme, di luci dense e penetranti che gli occhi non ci bastano più. Siamo così lontani dal quotidiano ma così vicini a noi stessi tanto da sentirci vivere intensamente.
Ritorniamo a casa con le ultime luci pastello che accendono la piramide nord occidentale del Monte Pollino. Mi sorprendo a riflettere su cosa rimane di questi momenti, di questi anni che scivolano via inesorabilmente. Queste sono le esperienze di cui non vorrei mai privarmi, momenti esaltanti fatti di emozioni, nuovi risvegli all’insegna dell’amicizia, dell’entusiasmo e dell’allegria.

4 settembre 2015

Naufrago di luce


C’è vento nel bosco, ad ogni passo pare che qualcuno con un grande ventaglio spazzi foglie secche davanti al mio cammino. Le foglie rotolano come scintille rosse e poi di colpo si fermano lungo i bordi del sentiero.
Mi immergo all’interno di questo mare verde, giusto il tempo di vedere il cielo di un azzurro velato mentre il vento increspa i rami alti dei faggi come un oceano in burrasca.
Questo tuffo all’interno del bosco ogni volta mi rappacifica con me stesso. I profumi, fatti di corteccia e fogliame, incitano i sensi a mescolarsi al sudore ed alla fatica accentuata dal respiro trafelato dall’erta salita.
Sul ripido della carrareccia, a tratti scivolosa, supero una coppia di giovani fermi che si cercano con le labbra, tiro dritto senza salutare per non sembrare indiscreto, ognuno vive la natura a suo modo. Dopo qualche minuto riemergo sul Piano di Toscano è sono già ubriaco di luce, di azzurro e di spazio assoluto. 
Mi siedo su un masso e mi guardo intorno, sono colpito dalla forza e dall’energia che si sprigionano intorno a me. Dopo dieci minuti sbucano gli innamorati, li sento parlare, spaesati si avventano contro il cartello della sentieristica, l’accento è nordico. Sono già distante quando li vedo consultare una cartina e bofonchiare qualcosa imprecando contro la segnaletica!
Salgo le collinette moreniche verso la Piana del Pollino con un’andatura da carovaniere, voglio godermi a pieno le faggete e i panorami, i pianori erbosi e il bestiame al pascolo. Voglio godermi a pieno questa atmosfera suggestiva che induce a ricercare la solitudine ed il vigore di questi spazi immensi.
La Piana del Pollino, scollinando dal Piano di Toscano, sembra un’insenatura navigabile, uno spazio da non percorrere a piedi, con la Serra di Crispo come un’isola in lontananza e la Serra delle Ciavole un promontorio che nasconde l’orizzonte. 
A poco a poco scandaglio questo spazio, mi rendo conto che gli alberi, le rocce, il vento ed ogni altro elemento conferiscono al paesaggio un’ancestrale bellezza. Sulla Serretta delle Porticella navigo su un’immensa onda di alti dirupi, solo il vento mi accompagna ed un tenue sole velato da nuvole sempre più minacciose.
Ridiscendo e poi risalgo lungo il versante meridionale della Serra di Crispo, come un naufrago su una zattera, il mio viaggio mi porta tra creste ed avvallamenti, costoni e pendici in continuo movimento. Oggi mi sentivo pronto per un’altra delle mie indimenticabili solitarie. Mi sentivo pronto per perdermi completamente in questo mare verticale, solo con i miei pensieri e con me stesso. 
Serra di Crispo è davvero bella! Con i suoi avvallamenti, le rocce e le chiazze di ginepro, i pini loricati ognuno diverso dall’altro, inafferrabili, come le storie evolutive dei loro secoli. Ogni sguardo è uno scorcio nuovo dove infilarmi e sbucare lontano dagli esseri umani, tra cieli immensi, silenzi e spazi infiniti. 
Serra di Crispo è un balcone che si affaccia su un cerchio magico di montagne dove il tempo pare si sia fermato.
Ridiscendo da ponente, in un attimo sono alla sorgente Pittacurc’. Il cielo si è ripulito dalle nubi, fa caldo. Finalmente ormeggio il mio corpo sul prato!
Le ore trascorse a fantasticare in questi spazi sulle stagioni della vita, andando fino in fondo alle cose, fanno perdere il senso del tempo, questo tempo troppo veloce per fermarlo! Forse le cose dovremmo farle pesare giusto quanto valgono, farle librare nell’aria oppure farle precipitare giù. 
Sono le sedici quando levo il mio ancoraggio da Pittacurc’, visito il sepolcro della Grande Porta e faccio rotta verso Serra delle Ciavole cavalcando l’onda della sua grande muraglia. La solitudine è immensa. Sono un naufrago di questi spazi immensi.
Percorro con rispetto questo sacrario di pini loricati. Le luci, i profumi, i suoni, la luna, i colori e l’atmosfera sono inesprimibili. I crinali, col vento che soffia e urla in mezzo ai dirupi, sembrano onde che si inseguono e si increspano in lontananza. Al vento il mio corpo diventa l’arpa della mia anima, navigo leggero. 
Le suggestioni ti vengono incontro, ti avvolgono, ti rubano le gambe, il fiato, la mente. La mia zattera va avanti, poi torna indietro. Non posso quantificare, rendere tangibili le mie emozioni, ma posso viverle e goderle per sempre. 
La luce ormai se ne sta andando ma io sono contento per aver potuto navigare col mio corpo queste pietre alla ricerca e alla scoperta della luce e dei colori. 
Il tramonto immerge il versante occidentale di Serra delle Ciavole di una magica, leggera luce dorata. Il vento è calato ed il silenzio improvvisamente si fa ancora più profondo. Vivo un caos di sensazioni, pare come se all’orizzonte cedessero delle frontiere ed io grazie al tramonto riemergessi alla luce. Una luce superba cui mi inchino di fronte al mistero. 
Il sole, calando, mi regala un altro attimo di serenità prima di scomparire nel profondo silenzio della notte.
Mentre scendo i suoni si perdono nell’oscurità. Intorno solo l’abbraccio dei monti ed i pini loricati che lacerano le ultime luci dell’orizzonte. La calura si è placata. Respiro gli odori del bosco mescolati al sudore della pelle e mi riconosco in questa porzione di cosmo che resiste alle ingiurie di quel progresso di cui io stesso faccio parte. 
Nel buio della boscaglia ho scoperto di possedere riserve di forza mentale che mai mi sarei sognato di avere. Gli ultimi uccelli si preparano al riposo chiamandosi al nido. La loro musica mi riempie le orecchie assieme al fruscio del fogliame. 
L’aria è umida, l’erba brilla alla luce della frontale, i ginepri diventano luminescenti. Il cielo sopra di me è una miriade di perle lucenti, esploro me stesso in un palpito interiore. Provo uno strano brivido di piacere selvaggio. Resto tranquillo guardandomi dentro, navigando leggero nel buio verso nuovi sentieri di luce.