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16 agosto 2017

Appartengo al Pollino...


Appartengo a queste montagne, a quelle del Pollino, da quando in solitaria, da ragazzo, ho percepito dentro di me le vette, i luoghi nascosti, le rocce, il profumo delle erbe, la bellezza degli spazi fatti di quiete e di infinito, da quando l’aroma della resina dei loricati si mescolava ai profumi del mare a pochi chilometri di distanza. 
Questo eden di quiete ad alta quota mi dava forza e completezza, queste montagne non appartenevano a me, ero io che appartenevo a loro.
Ancora oggi a distanza di molti anni questi luoghi risvegliano in me emozioni sempre nuove regalandomi preziose opportunità di vivere in simbiosi con una Natura semplice, ma immediata fatta di una bellezza quasi violenta che mi travolge. Sono le stesse emozioni che vedo negli occhi e nel sorriso dei tanti visitatori che porto con me, che guido come un Virgilio verso percorsi fatti di sole, vento, profumi ed infinito. 
Sono momenti carichi di sudore e fatica, ma tanto più pregni di soddisfazioni e bellezza perché ti rendi conto che non hai bisogno di niente altro che dei tuoi polmoni, delle tue gambe, dei tuoi occhi e del tuo cuore per ammirare tutta la bellezza che ti circonda. 
E quando il silenzio inizia a salire, rotto soltanto dal rumore del vento e dalla fatica che preme sulle tue gambe, sai che non puoi fermarti che, se vuoi, puoi superare l’asticella dei tuoi limiti, perché salendo il tuo cuore si riempie di emozione e arrivato alla meta capisci di aver conquistato un altro pezzetto di te stesso. 
Appartengo a queste montagne, a quelle del Pollino, appartengono a loro anche chi con me si ritrova ad apprezzare il silenzio e a ritrovare una dimensione vera dell’essere al mondo. Nel silenzio il respiro si stabilizza e i pensieri cominciano a scorrere liberi. Tutto fluisce lento dandoti l’occasione di riflettere a fondo su tante cose, con serenità e la limpidezza che ti regala il silenzio stesso ma anche la vista del paesaggio che ti circonda. 
Appartengo a queste montagne, a quelle del Pollino, appartengono a loro anche chi si ritrova ad essere con me un perfetto sconosciuto, ma il camminare assieme ci avvicina, unisce il gruppo, crea legami forti abbattendo le nostre frontiere. Il Pollino riesce a sprigionare la Verità degli esseri, camminando ognuno al proprio fianco riusciamo a cogliere di una persona gli aspetti più veri ed autentici, a vedere cosa c’è dietro la maschera dell’apparenza e non puoi non sentirti vicino, anche solo per un momento. 
Durante il nostro “viaggio” verso l’Anima del Pollino ci raccontiamo le nostre vite, i nostri sogni, il nostro sguardo sul domani aiutando chi, più affaticato di noi, non riesce a portare lo zaino sulle spalle o tendendo una mano su un tratto difficile o esposto. Sono momenti che ricorderemo per sempre perché in ognuno di noi lasciano qualcosa. 
Appartengo al Pollino, all’abbraccio sublime della sua Natura.
Spero di non smettere mai, di continuare a regalarmi e regalare la bellezza di emozionarmi di fronte alle cose belle. Di farlo in maniera semplice, immediata, forte come deve essere. 
Mi dà fiducia il fatto che in molti vogliono tornare presto tra questi luoghi per rivivere l’incanto del Pollino, camminando assieme in compagnia dei propri pensieri. Mi dà fiducia il domani che forse anche per me c’è un posto nel mondo e che sono sicuro sono entrato nel cuore di chi insieme a me ha condiviso questo viaggio, di chi si è sentito reciprocamente compreso, valorizzato, benvoluto, insomma…felice. 
Anche lontani o in viaggio chissà dove, dispersi in altri luoghi per necessità e lavoro continuerà a darci forza e completezza questo nostro appartenere al Pollino, montagne fatte di bosco e di mare, capaci di far riaffiorare in noi un messaggio di Buona Vita, di cose semplici ed uniche come la Montagna, la Natura e l’Amicizia che ci fanno stare bene con noi stessi e ci confortano nei momenti meno belli.
 

13 giugno 2016

Giorni "Polliniani"


I miei pensieri corrono veloci, al contrario del mio passo cadente da guida. L’odore del sottobosco, il rumore delle foglie secche sotto i piedi, le luci oblique tra giochi di ombre, riempio la bocca, lo stomaco, il cuore, sorso dopo sorso. Mi piace camminare ed al tempo stesso farmi rapire da tutto quello che mi passa per la mente e poi più passano gli anni e più le mie storie diventano ricche. 
Il sentiero si fa ripido, i miei clienti seguono bene, sento il loro respiro regolare, cammino in modo da non impedire il silenzio del mattino, le narici si riempiono di odori ora forti ora delicati, giusto il tempo di perdermi tra i meandri dei ricordi quando tutto aveva il sapore dell’avventura. I ricordi entrano nella mia mente come schegge di luce, la sveglia molto presto al mattino, le minestre fumanti d’inverno, l’odore del pane fresco e poi la luce delle lampade frontali che penetravano il buio del bosco ed il cuore granitico delle pareti, prima che il sole albeggiasse sopra un mare di nubi, altro che passo da guida! 

Sorrido a questi ricordi ora che misuro ogni mio passo, ogni piccolo sforzo, le pause per bere, qualche spiegazione su una pianta, i racconti. I giorni “Polliniani” sono quelli di una montagna diversa, cruda, arcigna, vera, per niente patinata, avvolta di silenzi ed erti spazi. 

Giorni capaci di avermi fatto fare tanti percorsi emotivi spostando il mio baricentro sensoriale e guadagnando nuovi spazi emozionali. Sono giorni di viaggio nel viaggio, un’esperienza interiore che è diventata un cammino individuale dove ognuno di noi ha riscoperto se stesso, svelando il proprio lato più nascosto ed infantile. 
Tutti i miei giorni “Polliniani” sono fatti di ricordi del passato, di storie, di giorni di libertà, di legami di Vita come interazioni profonde, giorni in cui ritrovarsi e trovare per poi cercare ancora. Giorni “Polliniani” di racconti che mi fanno entrare nell’anima di questa montagna, giorni in cui ho riempito me stesso per poter essere capace, adesso, di dare agli altri, ed è questo che mi piace del mestiere di guida. 
Alla fine ci siamo salutati e separati con tanti bei ricordi in più, perché sono stati sei giorni di montagna vera. Di montagna d’altri tempi! Sei giorni di entusiasmo, di sorrisi, di fatica, di sudore. Sei giorni di nebbia e pioggia sfiorata, sempre inseguiti da un cielo plumbeo carico di nuvole gonfie come vele. Sei giorni “Polliniani” trascorsi con persone straordinarie, forti e tenaci come la radice di pino loricato.

Sono stati giorni “Polliniani” di esperienze profonde condivise a volte inesprimibili, giorni vissuti fino alla radice dimenticandosi del tutto ed avere solo al proprio fianco il flebile alone di un sentimento pieno, lucente, chiaro e invisibile. 
Ad Armando, Ivano, Pia, Sandro, Sante e Simonetta auguro che il sentiero si apra e vi venga incontro, che il vento sia sempre alle vostre spalle. Che il sole possa brillare sempre caldo sul vostro volto e fino al prossimo incontro possa Dio tenervi sul palmo della sua mano.
Spero che abbiate trovato quello che cercavate, una montagna che è un’isola fuori dal mondo, una montagna senza tempo. Io non vi dimenticherò. Grazie per quello che lasciate dentro al mio cuore.
A presto… 


30 maggio 2016

Pollino... a me piace a piedi



Eravamo un po’ timorosi per la riuscita di questa manifestazione, ma è come se tutti, il 29 maggio Polliniano, all’unisono avessero vissuto una nuova alba vitale, un tempo segreta. L’alba della consapevolezza di tenere vivo un territorio impedendone la devastazione con la violenza degli irrompenti motori che divorano il silenzio della montagna. Tutti questa volta senza rabbia, senza invidie e chiusure, nessuno geloso dell’altro. 
E allora andiamo, usciti fuori dalla stessa roccia che ha creato queste montagne, come figli, fratelli e sorelle, a sentire i profondi silenzi, il canto degli uccelli, il soffio del vento che pizzica le fronde come arpe, il bisbiglio soffuso del lavoro laborioso delle formiche, perché tutto è unito da un unico filo e noi ne siamo la fibra sottile.
E allora andiamo tutti a camminare su questa montagna iperuranica, in una giornata in cui il Pollino ha accomunato la sua gente di una sana malattia che è genuina passione. Tutti in questo giorno parte di una sola terra, senza campanilismi, veleni o recinti. 
Un mondo che credevamo senza voce è diventato, invece, un inno liberatosi da tutte le altezze del Parco, su ogni terreno, creste, boschi o radure, cime, prati o rocce a fil di cielo.
Tutti a camminare come su un terreno partigiano. Piccoli, alcuni piccolissimi ancora in fasce come un’iniziazione, altri grandi, altri ancora meno giovani ma tutti eroi della nuova resistenza di questo territorio, quello del Parco Nazionale del Pollino. Tanti nuovi briganti che tornano allo loro montagna per trovare il giusto anfratto come nuovo rifugio. 
“Pollino…a me piace a piedi” è un’avventura dietro casa, salendo lentamente tra bagliori e controluce, tra atmosfere calde ed ombrose, paesaggi immensi a tratti tibetani, prati fioriti come una sposa nel suo giorno più bello.
“Pollino…a me piace a piedi” è un viaggio di uomini, donne e incontri, di vino e sguardi dall’andatura carovaniera, un viaggio di solidarietà anche verso chi lungo il sentiero si è attardato, un caleidoscopio di idee, progetti, prospettive e sensazioni. 
Sulle cime, lungo i sentieri il ricordo è andato anche a chi salendo ci è stato accanto nell’aria trasparente, a tutte quelle anime partite troppo presto ma ritrovate nel proprio cuore.
“Pollino…a me piace a piedi” è un viaggio appena cominciato, un sentiero preso che si è rivelato giusto. 
Un grazie ai miei amici, colleghi del Direttivo, di cui anch’io mi onoro di farne parte. Un grazie a tutti i colleghi di questa grande famiglia, che anche se nelle diverse vedute e differenti approcci sono riusciti a ritrovarsi in un unico Cuore, insieme ai tanti che hanno condiviso la stessa fatica e la stessa gioia, gli stessi profumi e silenzi, tutti avvitati in un vortice di paesaggi e sorrisi. 
“Pollino…a me piace a piedi”, una terra che ti attende…naturalmente in cammino.

22 febbraio 2016

Camminare



Camminare è il viaggio lento per eccellenza. Non esiste un modo naturale di avanzare più lento del camminare. Torno in contatto con me stesso, con la parte più semplice e primitiva di me. Mi dedico a “cercare” e a “guardare” dentro, tutto ciò riempie il mio cammino di senso e di significato. 
Attraverso il camminare la natura aiuta l’uomo con le emozioni che sa generare a superare anche i momenti più difficili e duri.
Ho ansia di vivere, sono nomade di natura.  
Il silenzio è la musica del mondo.