Ogni volta mi avvicino a Te come
un ospite modesto nella casa di un potente. Chi si affida a me lo sa e lo rendo
partecipe del fatto che in montagna non per forza si deve o si può raggiungere
sempre una cima, ma che bisogna anche sapersi dare per vinti e accontentarsi
del possibile. Perché l’andare in montagna non dev’essere un peso, un dovere,
ma una Gioia. E oggi è stata una grande Gioia!
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14 ottobre 2018
2 ottobre 2017
D'autunno...
L’autunno è bello e triste nei suoi bagliori dorati, nelle sue brume mattutine. L’autunno ha il fascino della pienezza rigogliosa e la certezza delle promesse mantenute. E’ bello col suo profumo di terra. E’ triste di una tristezza calda e nostalgica. La natura, esaurito il suo ciclo, si prepara al riposo, si spoglia e si assopisce. L’autunno porta con sé il presentimento della vecchiaia. La bellezza diventata saggia, serena e luminosa; non si addolora più al pensiero della sua fine ma accetta la sua transitorietà, dischiudendo le labbra in un caleidoscopio di colori, caldo come un sorriso.
D’autunno le escursioni sul Pollino servono per non pensare a nulla, ma solo per stare bene ed in pace con se stessi, con le mani che si raffreddano un po’ ed i capelli che si arricciano per l’umidità. I polverosi sentieri estivi si trasformano in tratti fangosi da percorrere insieme allo scalpiccio delle foglie bagnate. Si cammina vivendo il bosco con calma, ammirando la magia e le forme dei tronchi velati dalla nebbia improvvisa.
Alberi, forme, tracce, odori e colori, ci lasciamo portare dal trascorrere del tempo perdendoci in una libertà primordiale, camminiamo in cerca del nostro silenzio immersi tra vapori di una profondità senza confini.
Apparteniamo alla terra, questo è il nostro rifugio, questo è il nostro frammento di Vita che si allunga sino a non sapere dove!
14 febbraio 2017
Abitare se stessi
Diventiamo quello che siamo col passare del tempo,
con l’adattamento e la capacità di saper affrontare le prove della vita. Più
passano gli anni e più cambia il modo di affrontare le mie solitarie.
Durante la preparazione adesso è come se qualcosa
mi tenesse legato. Credo sia la responsabilità verso i miei figli e Cesira. Questo
andare da solo per montagne è una porta che adesso lascio socchiusa. E pensare
che un tempo la chiudevo completamente dietro di me. Forse perché quando si è
giovani non si considera mai l’ipotesi di morire.
Pochi passi è sono già dentro al bosco sul crinale
sud occidentale di Coppola di Paola. Una cima minore del Parco Nazionale del
Pollino (1919 metri) ma dal grande fascino e soprattutto molto panoramica dal
versante da cui sto salendo. Infatti la cresta sud occidentale, rude e solitaria,
la rende bene per l’escursionismo invernale.
Ho dimenticato il telefono a casa. Sono tornato
indietro di 20 anni. Ma questo non mi pesa. Mi chiedo cosa penserà Cesira
vedendo il cellulare lasciato sul comodino.
In silenzio entro in sintonia con la mia anima. La
montagna in solitaria regala emozioni e sensazioni uniche, accanto solo a me
stesso, insieme ai miei pensieri più profondi, responsabile solo delle mie
scelte.
Raccolgo emozioni ad ogni passo, preso da pulsioni
che fanno vibrare gli organi interni del mio involucro umano.
Non ho niente da insegnare agli altri. Affronto le mie
paure consapevole dei miei limiti, rispettoso della montagna e senza nessuna
pretesa di conquista. Cerco solo me stesso dentro la natura.
La nebbia mi drappeggia accanto. Poi mi inghiotte.
Fluttuo in questo oceano di bianco insondabile, vengo sciolto dalla terra e consumato
da mille stimoli olfattivi e visivi.
La vetta oggi non è una liberazione. La liberazione
oggi sono le soste che mi danno la possibilità di dissetare il senso della mia
avventura, forse uno dei regali più belli di questo andare in solitudine per
montagne.
Divento parte di questa montagna come lei era
diventata parte di me tanti anni addietro a pochi mesi dalla nascita di mio
figlio ed ancora molto prima all’inizio di un amore consumato troppo in fretta.
Tengo vivo ogni volta il mio patrimonio di ricordi ed immagini, emozioni
credute sepolte per sempre riaffiorano con prepotenza dentro di me.
Afferro il mio coraggio tra sogni fatti di luce,
nebbia, neve e vento.
Gli ultimi passi e poi mi inghiotte il cielo. La
vetta un piccolo spazio sospeso, una celeste regione dello spirito. Nessun
pubblico, nessuno applauso. Solo il rumore del vento, quello che cercavo.
Sul punto più alto della montagna ripeto “l’eterno
riposo”, un paradiso di anime mi vaga accanto con le loro voci, i loro ricordi.
Le racchette dietro di me lasciano fragili tracce
mentre scivolo libero sul pendio orientale della montagna.
Un mare di nubi, poi alcuni bagliori di luce rendono
profondissimo un bosco dai tronchi incrostati di neve. Emozioni intense,
irripetibili, fremiti che sgorgano dal cuore della natura.
La solitudine in montagna è una forza che può
annientarti se si scatena in modo inaspettato, ma se cercata è qualcosa che può
aprirti nuovi orizzonti. Ogni volta mi permette di consolidare un legame profondo
con me stesso e con le persone che amo e che abitano dentro di me. Ogni volta
mi permettere di vivere la montagna come se ne facessi parte, ricercando quello
che di ancestrale abita in me, incantato a guardare le nuvole che mi sfilano
accanto.
Adesso le emozioni hanno un sempre.
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30 settembre 2016
Serra Dolcedorme
Dopo due anni Giancarlo ha salito tutte le cinque
cime del Parco Nazionale del Pollino che superano i 2000 metri. Per ultimo ha
lasciato Serra Dolcedorme, 2.267 metri che torreggiano sul Meridione d’Italia.
Per un ragazzo di Chiaravalle, cresciuto a pochi chilometri dal mare, è un
sogno che si realizza, come se tutto questo l’avesse sentito nel sangue senza
poterlo reprimere.
Me lo ricordo all’inizio, titubante e poco adattato
alle altezze austere del Pollino, poi sempre più tenace e curioso capace di
attingere ad una forza interiore a volte ancor più decisiva di quella fisica. Di
lui mi è piaciuto subito il suo modo di vivere la Vita, come ci si sente e non
in base al calendario.
Dopo i tanti momenti ed emozioni che ci hanno
arricchito reciprocamente, Giancarlo mi ha definito il suo “Virgilio del
Pollino”, eppure io non rappresento certo la ragione, ne Giancarlo ha bisogno
di essere riportato sulla retta via, visto che è un ragazzo con i piedi ben
piantati in terra. Tuttavia mi ha fatto molto piacere questa sua definizione,
visto che la prima volta, a poche decine di metri dalla vetta del Monte Pollino,
rinunciammo per l’imminente temporale e la mia presenza di guida portò Giancarlo
alla ragione perché la Natura non va sfidata ma rispettata.
Più volte, come un “Dante dell’Anima”, Giancarlo è
rimasto solo con se stesso, forse trovando le risposte a quelle domande che nel
quotidiano non si sa come rivolgersele, perché il pensiero immerso
nell’infinito e nello splendore di queste montagne trova la sua più grande
libertà.
Durante la salita una mescolanza di colori,
profumi, sensazioni e stati d’animo incollano gli occhi al cielo ed a questi
paesaggi sconfinati che si perdono oltre la linea dell’orizzonte.
Sulla cima l’emozione è tangibile, restiamo in
silenzio. Sotto, tra i dirupi, ciuffi di nubi risalgono soffiate dal vento
rendendo l’atmosfera ancora più irreale.
Quando è giunta l’ora di scendere ho avuto la
sensazione che Giancarlo quel momento voleva non arrivasse mai e che quella
cima durasse all’infinito. Si è rivolto alla vetta salutandola come ci si distacca
da una persona cara, come se in quell’attimo, prima della discesa, per lui si
chiudesse un cerchio ed una velata tristezza si impadronisse della conclusione
di quel sogno avverato.
Mentre ci dirigevamo verso il Patriarca,
inghiottiti a 2.000 metri dal vapore grigio della nebbia, abbiamo canticchiato
qualche pezzo degli 883, memori di ricordi ed avventure giovanili vissute
similmente a distanza quando ancora non ci conoscevamo.
Credo che questa bella esperienza lascerà in Giancarlo
dei ricordi profondi, per la bellezza dei luoghi raggiunti e per le sensazioni
vissute e soprattutto sarà fonte di nuove energie. Io sono contento di essermi
reso partecipe di questa sua meravigliosa esperienza che resterà per sempre e
che legherà indissolubilmente le nostre vite, io un sincero “Virgilio del
Pollino” che in questi lunghi anni di peregrinazioni sono riuscito a
ritrovarmi, lui da moderno pellegrino “Dante dell’Anima” dovrà forse, lungo il
suo viaggio, cercare ancora o ritrovare... l’apparizione della sua Beatrice!
Vai oltre. Oggi, domani, sempre. Vai oltre.
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