Il luogo è di quelli particolari, unico, un ambiente di rupe estremo, un pendio scosceso di roccia salmastra che lo ha protetto da disboscamenti del passato e forse anche dagli incendi che in tempi passati hanno sicuramente interessato questa regione.
Una fascia rocciosa a quasi duemila metri di quota ha fatto da culla, nel 789 d.C., a “Italus” l’albero datato scientificamente più vecchio d’Europa. 1229 anni, un’altezza di più di dieci metri e un diametro del tronco di 160 centimetri. Il nome è stato dato in memoria del re di Enotria, popolazione preromana che governava questa regione.
La scoperta è avvenuta dopo un sondaggio di quattro anni realizzato dall’Università della Tuscia in collaborazione con gli studiosi dell’Ente Parco e dell’Università del Salento.
La datazione dell’età è avvenuta con l’analisi al radiocarbonio, l’albero ha un tronco cavo per cui è stato necessario prelevare dalle radici otto piccoli campioni di legno di pochi milligrammi. Grazie a questi campioni è stato possibile scoprire diversi picchi dell’attività solare come quelli avvenuti tra il 983 al 1003 d.C. e che in questa regione non sono mai stati studiati, picchi che portavano a vedere centinaia di anni fa le aurore boreali alle nostre latitudini ma che oggi provocherebbero danni ingentissimi ai sistemi di telecomunicazione ed ai satelliti.
Non solo, “Italus” ha memorizzato nei suoi anelli informazioni sul clima e sull’ambiente di centinaia di anni e che saranno analizzati dagli studiosi per trarne importanti informazioni.
“Italus” negli ultimi decenni ha ripreso a crescere, questo perché, a differenza di noi umani che abbiamo un invecchiamento programmato nel DNA, negli alberi questo non avviene per cui sono praticamente immortali. Ma tale ripresa dovrà sicuramente essere studiata meglio per comprenderne i fattori trainanti.
Di questo particolare albero, che vive solo con una parte della corteccia per decenni ma forse per tutta la vita, non si esclude ve ne possano essere altri ancora più longevi e scoprirli potrebbe aprire nuovi scenari in molti campi scientifici.
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23 luglio 2018
22 ottobre 2017
Foglie d'autunno
Ci pervade una gioia intima nell’ultimo sole che ci avvolge in un abbraccio sereno.
I nostri passi muovono tappeti di foglie croccanti e fruscianti, ognuno se ne sta ad ascoltare il silenzio di questo cimitero su cui passeggiare.
Il respiro della terra ci avvolge nelle foglie che piovono come coriandoli e attraversano colori che si mescolano al vento sul sentiero. Noi come bambini, stupiti, ammiriamo questo spettacolo che non tradisce mai.
Storie di bosco e riflessi dorati, emozioni nuove in questa stagione dell’anima. Stagione di trasformazioni silenziose e sommesse.
L’autunno prepara la primavera ai suoi germogli ed in fondo siamo tutti foglie d’autunno.
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2 ottobre 2017
D'autunno...
L’autunno è bello e triste nei suoi bagliori dorati, nelle sue brume mattutine. L’autunno ha il fascino della pienezza rigogliosa e la certezza delle promesse mantenute. E’ bello col suo profumo di terra. E’ triste di una tristezza calda e nostalgica. La natura, esaurito il suo ciclo, si prepara al riposo, si spoglia e si assopisce. L’autunno porta con sé il presentimento della vecchiaia. La bellezza diventata saggia, serena e luminosa; non si addolora più al pensiero della sua fine ma accetta la sua transitorietà, dischiudendo le labbra in un caleidoscopio di colori, caldo come un sorriso.
D’autunno le escursioni sul Pollino servono per non pensare a nulla, ma solo per stare bene ed in pace con se stessi, con le mani che si raffreddano un po’ ed i capelli che si arricciano per l’umidità. I polverosi sentieri estivi si trasformano in tratti fangosi da percorrere insieme allo scalpiccio delle foglie bagnate. Si cammina vivendo il bosco con calma, ammirando la magia e le forme dei tronchi velati dalla nebbia improvvisa.
Alberi, forme, tracce, odori e colori, ci lasciamo portare dal trascorrere del tempo perdendoci in una libertà primordiale, camminiamo in cerca del nostro silenzio immersi tra vapori di una profondità senza confini.
Apparteniamo alla terra, questo è il nostro rifugio, questo è il nostro frammento di Vita che si allunga sino a non sapere dove!
7 novembre 2016
Passi nel silenzio
Quando ci fermiamo il silenzio penetra i nostri
sensi mentre raggi obliqui, oro e arancio, filtrati dai rami, fanno risplendere
tronchi ricoperti di fitti licheni.
Il nostro andare è uno struscio di foglie mentre
ogni tanto scorgiamo in alto la caducità della vita, ora gialla ora rossa,
ancora appesa ai rami che rincorrono il cielo. Piano i nostri passi ci portano
alla meta.
Il “Patriarca” è imponente, si erge da una rupe
rocciosa come un gigantesco “pastore arboreo” a guardia della faggeta
sottostante del Bosco Pollinello. Sta lì come una creatura magica, ferma in
quel luogo a scontare chissà quale incantesimo, forse quello di un volo
pietrificato con le “braccia” verso il cielo, forse come noi uomini di montagna
che aspiriamo alla cima solo per guardare l’orizzonte ed il suo paesaggio. Questa
è terra dove ogni cosa è legata insieme come i grani di un rosario. Questa
terra è la mia chiesa.
Il sole ci cammina accanto mentre ci lasciamo alle
spalle la Serra del Pollinello, il respiro si fa sempre più affannoso rompendo
la calma del mistero che insieme viviamo come catapultati in un universo
estraneo ma accogliente, così al tramonto le pietre trattengono i raggi del
sole e quando ci infiliamo nel bosco le voci vere della montagna ci offrono
sogni da raccogliere come frutti maturi e nuove mete da vivere e progettare, perché
l’età è solo un dato anagrafico.
24 maggio 2016
Come filo di seta
Sul Piano di Novacco mi cantano nell’anima milioni di grilli, in questi luoghi la vita acquista un altro sapore.
Non mi è difficile trovare silenzio in mezzo alla Natura. Anche quando Lei canta, sa farti ascoltare il silenzio, venirti incontro come un soccorso, a lenirti, ad accarezzarti, perché Lei nulla vuole in cambio.
Non mi è difficile trovare silenzio in mezzo alla Natura. Anche quando Lei canta, sa farti ascoltare il silenzio, venirti incontro come un soccorso, a lenirti, ad accarezzarti, perché Lei nulla vuole in cambio.
Dopo il pianoro entro nel bosco, pensieri si aggrumano come fronde altissime verso il cielo. Con calma il silenzio mi cammina accanto, percepisco la sua presenza, come un sogno nel cuore che mi aiuta a confidare nel mio cielo fatto di albe, tramonti e riverberi di stelle.
Questo vallone pare mi aspettasse, dapprima si allarga poi si restringe, un intreccio di rami come braccia amiche mi sorreggono ed aiutano nella mia, a tratti, indecisa camminata, col fiato sospeso e con gli occhi al sentiero giusto per non perdere quota.
Sono colmo di incantata libertà, emozionato di questo Amore che mi fa capire che in mezzo anche a mille mondi non sono solo. Immagini ed emozioni credute perse per sempre riaffiorano con prepotenza e l’anima torna bambina.Questo vallone pare mi aspettasse, dapprima si allarga poi si restringe, un intreccio di rami come braccia amiche mi sorreggono ed aiutano nella mia, a tratti, indecisa camminata, col fiato sospeso e con gli occhi al sentiero giusto per non perdere quota.
Un filo di seta lega la mia vita agli altri, alla condivisione di questi momenti, a tutte le persone che fanno parte del mio mondo. Fili sottilissimi e resistenti, ma allo stesso tempo delicati e a reciderli ci si impiega un attimo.
Come un filo di seta vivo la mia Vita, mi tendo verso l’alto, senza paura di spezzarmi, in una costellazione di percorsi condivisi ma anche nel ritiro verso cime solitarie e distaccate, quasi a cercare un piccolo spazio sospeso dove far cullare il mio piccolo filo di seta.
Un filo di seta è questo tempo che passa, lungo, corto, logorato, “sospeso in un gioco di rasoi”.
Come un filo di seta vivo la mia Vita, anche nello sconforto, nella paura e nella delusione continuo ad esistere e lottare per quello che ritengo più giusto e non più conveniente. Come un unico gomitolo cerco di annodare i fili sparsi della mia esistenza, forse per questo mi sono perso, ma so con certezza che un giorno un filo di seta mi riporterà di nuovo a casa.
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