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12 agosto 2016

Voci



Sono voci quelle che sento nel mio Cuore. Sono voci questi ricordi che come un fiume mi portano via nel vento. Sono voci queste che sento e tu mi sei accanto.
Sono voci questi profumi, il rossore sulla pelle che mi brucia ed è una voce. Sono voci senza nome quello che io sento dentro.
Tutto mi completa, voci che cerco e trovo. Voci sono queste radici, questi squarci che mi porto dentro. Sono voci questa Natura Madre, Figlia e Sposa. 
Sono voci per l’Anima ed il Cuore, voci che mi danno respiro, voci negli occhi e nelle mani. Voci che mi riempiono la Vita e che ritrovo anche nel silenzio, perché sono le voci del mio Cuore.
Voci nelle nuvole che arrivano e giocano con me tra rupi, rocce e cielo, in un intreccio di altre mani. Sono voci quello che mi porto dentro. Voci come un’altalena, voci che mi accompagnano lungo una Storia. Voci che mi ricordano nel poco di essere fortunato. 
Voci che arrivano dentro a quello che non riesco a vedere, voci che mi fanno perdere su sentieri di libertà. Sono voci queste ferite. 
E’ una voce questo sangue che mi turbina nelle vene. Sono voci questi sogni. È una voce questo Amore che arriva con il vento, riempie la mia Vita anche nel silenzio. E’ Amore queste voci, i nostri sorrisi accompagnano libertà e gioia. E’ una voce quest’allegria, questo sfarfallìo di emozioni, aver dato la possibilità ad altri di sentire nuove voci.

24 febbraio 2016

La crescita del territorio



Si è svolto a Civita nel Museo Etnico Arberesh martedì 23 febbraio l’incontro “Insieme per la grande crescita del territorio”. 
Moderati da Carla Primavera Presidente del CAI di Castrovillari, sono intervenuti al dibattito i sindaci di Civita e di Mormanno, il Presidente dell’Ente Parco del Pollino ed il Presidente Generale del CAI Umberto Martini. 
Il dibattito è stato la testimonianza di come un dialogo fertile sia possibile solo laddove non ci si emargini nei diversi recinti, ma dove invece si cerchi di integrare diversi punti di vista mettendo insieme una rete di comunità, associazioni e società civile per centrare alcuni obiettivi che hanno per comune denominatore la tutela e lo sviluppo della “nostra” montagna a cominciare dalla valorizzazione della rete sentieristica sino all’attivazione dei rifugi montani per un turismo sostenibile che il CAI ha sottoscritto il 30 ottobre 2015 a Roma, tra il Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo e lo stesso Presidente Generale del CAI.

4 settembre 2015

Naufrago di luce


C’è vento nel bosco, ad ogni passo pare che qualcuno con un grande ventaglio spazzi foglie secche davanti al mio cammino. Le foglie rotolano come scintille rosse e poi di colpo si fermano lungo i bordi del sentiero.
Mi immergo all’interno di questo mare verde, giusto il tempo di vedere il cielo di un azzurro velato mentre il vento increspa i rami alti dei faggi come un oceano in burrasca.
Questo tuffo all’interno del bosco ogni volta mi rappacifica con me stesso. I profumi, fatti di corteccia e fogliame, incitano i sensi a mescolarsi al sudore ed alla fatica accentuata dal respiro trafelato dall’erta salita.
Sul ripido della carrareccia, a tratti scivolosa, supero una coppia di giovani fermi che si cercano con le labbra, tiro dritto senza salutare per non sembrare indiscreto, ognuno vive la natura a suo modo. Dopo qualche minuto riemergo sul Piano di Toscano è sono già ubriaco di luce, di azzurro e di spazio assoluto. 
Mi siedo su un masso e mi guardo intorno, sono colpito dalla forza e dall’energia che si sprigionano intorno a me. Dopo dieci minuti sbucano gli innamorati, li sento parlare, spaesati si avventano contro il cartello della sentieristica, l’accento è nordico. Sono già distante quando li vedo consultare una cartina e bofonchiare qualcosa imprecando contro la segnaletica!
Salgo le collinette moreniche verso la Piana del Pollino con un’andatura da carovaniere, voglio godermi a pieno le faggete e i panorami, i pianori erbosi e il bestiame al pascolo. Voglio godermi a pieno questa atmosfera suggestiva che induce a ricercare la solitudine ed il vigore di questi spazi immensi.
La Piana del Pollino, scollinando dal Piano di Toscano, sembra un’insenatura navigabile, uno spazio da non percorrere a piedi, con la Serra di Crispo come un’isola in lontananza e la Serra delle Ciavole un promontorio che nasconde l’orizzonte. 
A poco a poco scandaglio questo spazio, mi rendo conto che gli alberi, le rocce, il vento ed ogni altro elemento conferiscono al paesaggio un’ancestrale bellezza. Sulla Serretta delle Porticella navigo su un’immensa onda di alti dirupi, solo il vento mi accompagna ed un tenue sole velato da nuvole sempre più minacciose.
Ridiscendo e poi risalgo lungo il versante meridionale della Serra di Crispo, come un naufrago su una zattera, il mio viaggio mi porta tra creste ed avvallamenti, costoni e pendici in continuo movimento. Oggi mi sentivo pronto per un’altra delle mie indimenticabili solitarie. Mi sentivo pronto per perdermi completamente in questo mare verticale, solo con i miei pensieri e con me stesso. 
Serra di Crispo è davvero bella! Con i suoi avvallamenti, le rocce e le chiazze di ginepro, i pini loricati ognuno diverso dall’altro, inafferrabili, come le storie evolutive dei loro secoli. Ogni sguardo è uno scorcio nuovo dove infilarmi e sbucare lontano dagli esseri umani, tra cieli immensi, silenzi e spazi infiniti. 
Serra di Crispo è un balcone che si affaccia su un cerchio magico di montagne dove il tempo pare si sia fermato.
Ridiscendo da ponente, in un attimo sono alla sorgente Pittacurc’. Il cielo si è ripulito dalle nubi, fa caldo. Finalmente ormeggio il mio corpo sul prato!
Le ore trascorse a fantasticare in questi spazi sulle stagioni della vita, andando fino in fondo alle cose, fanno perdere il senso del tempo, questo tempo troppo veloce per fermarlo! Forse le cose dovremmo farle pesare giusto quanto valgono, farle librare nell’aria oppure farle precipitare giù. 
Sono le sedici quando levo il mio ancoraggio da Pittacurc’, visito il sepolcro della Grande Porta e faccio rotta verso Serra delle Ciavole cavalcando l’onda della sua grande muraglia. La solitudine è immensa. Sono un naufrago di questi spazi immensi.
Percorro con rispetto questo sacrario di pini loricati. Le luci, i profumi, i suoni, la luna, i colori e l’atmosfera sono inesprimibili. I crinali, col vento che soffia e urla in mezzo ai dirupi, sembrano onde che si inseguono e si increspano in lontananza. Al vento il mio corpo diventa l’arpa della mia anima, navigo leggero. 
Le suggestioni ti vengono incontro, ti avvolgono, ti rubano le gambe, il fiato, la mente. La mia zattera va avanti, poi torna indietro. Non posso quantificare, rendere tangibili le mie emozioni, ma posso viverle e goderle per sempre. 
La luce ormai se ne sta andando ma io sono contento per aver potuto navigare col mio corpo queste pietre alla ricerca e alla scoperta della luce e dei colori. 
Il tramonto immerge il versante occidentale di Serra delle Ciavole di una magica, leggera luce dorata. Il vento è calato ed il silenzio improvvisamente si fa ancora più profondo. Vivo un caos di sensazioni, pare come se all’orizzonte cedessero delle frontiere ed io grazie al tramonto riemergessi alla luce. Una luce superba cui mi inchino di fronte al mistero. 
Il sole, calando, mi regala un altro attimo di serenità prima di scomparire nel profondo silenzio della notte.
Mentre scendo i suoni si perdono nell’oscurità. Intorno solo l’abbraccio dei monti ed i pini loricati che lacerano le ultime luci dell’orizzonte. La calura si è placata. Respiro gli odori del bosco mescolati al sudore della pelle e mi riconosco in questa porzione di cosmo che resiste alle ingiurie di quel progresso di cui io stesso faccio parte. 
Nel buio della boscaglia ho scoperto di possedere riserve di forza mentale che mai mi sarei sognato di avere. Gli ultimi uccelli si preparano al riposo chiamandosi al nido. La loro musica mi riempie le orecchie assieme al fruscio del fogliame. 
L’aria è umida, l’erba brilla alla luce della frontale, i ginepri diventano luminescenti. Il cielo sopra di me è una miriade di perle lucenti, esploro me stesso in un palpito interiore. Provo uno strano brivido di piacere selvaggio. Resto tranquillo guardandomi dentro, navigando leggero nel buio verso nuovi sentieri di luce.

21 agosto 2015

Montagne di passione



Dopo i boscaioli, i cacciatori ed i pastori che salivano sulle montagne per lavoro o bisogno, oggi siamo noi escursionisti che per diletto e passione saliamo sulle cime del Pollino come necessità di scoprire ed esplorare quello che abbiamo dentro e di raccontare dopo ogni salita quello che di misterioso e magico ci portiamo dentro nello zaino dell’anima dopo la discesa. Perché in fondo anche noi, che del Pollino ne abitiamo ogni piega, non finiamo mai di scoprirlo nell’eterna ed infinita ricerca di scorgere qualche immagine che possa ricondurci alla nostra radice. 
Molto spesso ciò che non conosciamo viene da noi rifiutato, come potrebbe essere “il mondo della montagna” ma è solo penetrandolo con l’esperienza che è possibile viverlo per accoglierne i sogni, le emozioni, le paure , le gioie e i panorami mozzafiato resi ancora più preziosi dalla fatica fatta per vederli.
Chi dice che l’avventura non esiste più, che tutto è stato scoperto, che non ci sono più luoghi da esplorare, forse si sbaglia di grosso. Sarebbe il caso di guardare dentro noi stessi, di ricercare quei sogni che non riusciamo a far emergere per colpa di una società ormai impostata sull’apparire piuttosto che sull’essere.
Quassù si respira un’atmosfera calma che penetra tutti i sensi da far perdere la cognizione del tempo e riportarci ad una dimensione spirituale che è viaggio nell’esistenza, in fondo le montagne sono belle solo se sei capace di vederle davvero!
Oggi abbiamo camminato lungo i sentieri più profondi della nostra anima risvegliando ciò che dorme e che in fondo è lo scopo di ogni incontro. Oggi abbiamo imparato ad apprezzare la fatica e la voglia di metterci alla prova attraverso la natura che ci educa a riconciliarci con la nostra essenzialità. 
Adesso siamo qui a parlare delle emozioni vissute e dei ricordi che ci portiamo a casa. Sono frammenti, spezzoni di esistenza che lentamente tornano alla memoria con l’aiuto delle fotografie e degli amici.
Resta dentro di noi l’immensità degli spazi che sono quelli delle montagne del Pollino, montagne dove è facile cercare luce nel cielo, un soffio di leggerezza, un attimo di pace da portare in fondo al nostro grande silenzio e dove percepire la grandezza del nostro cammino terreno, di chi veramente siamo e che non può essere spiegato a parole.