Dove troverò le parole per spiegare la nostra sete cieca e bramosa che ci spinge a salire lungo crinali innervati di luce, persi ognuno nella propria fatica e nella propria gioia. Così vicini ed allo stesso tempo distanti.
Dove troverò le parole per spiegare certi luoghi da cui mancavo da molti anni. Tornarvi è come fare un viaggio a ritroso nella vita. Resta la fanciullezza di sempre che scruta curiosa l’apparente immutata ed immutabile eternità della montagna. Rovisto dentro di me, come scaglia di luce sottile entro nelle fessure più profonde.
Dove troverò le parole per spiegare che ho danzato nelle correnti ascensionali del mio cuore, tra ciuffi di nuvole come riccioli d’Angeli ho accarezzato il mio cielo. Schiuso nei colori cangianti di petali vivi, nel rumore cupo della roccia che si frantuma, ho danzato nei vortici impetuosi della mia anima irrequieta. Ho camminato sul filo sottile della follia, tra sfasciumi di pietre, nell’oblio di nebbie che nascondevano il vuoto, una voce suadente, ammaliatrice, mi spingeva a salire. Ho danzato lungo l’abisso dei ricordi, coltelli e fiori lungo la linea sottile della vita. Nel mantice di bocche spalancate nel vuoto con passo sicuro ho raggiunto la cima tanto agognata. Nell’equilibrio trasparente, lassù, col pianto ho annaffiato arse radici.
Ho danzato al tramonto, nelle ombre dell’ultima luce, inebriato dagli aromi della resina, nella dolcezza aspra della vita ho piantato un chicco di grano in questo mondo fatto di sottili respiri.
Dove troverò le parole per spiegare certi luoghi da cui mancavo da molti anni. Tornarvi è come fare un viaggio a ritroso nella vita. Resta la fanciullezza di sempre che scruta curiosa l’apparente immutata ed immutabile eternità della montagna. Rovisto dentro di me, come scaglia di luce sottile entro nelle fessure più profonde.
Dove troverò le parole per spiegare che ho danzato nelle correnti ascensionali del mio cuore, tra ciuffi di nuvole come riccioli d’Angeli ho accarezzato il mio cielo. Schiuso nei colori cangianti di petali vivi, nel rumore cupo della roccia che si frantuma, ho danzato nei vortici impetuosi della mia anima irrequieta. Ho camminato sul filo sottile della follia, tra sfasciumi di pietre, nell’oblio di nebbie che nascondevano il vuoto, una voce suadente, ammaliatrice, mi spingeva a salire. Ho danzato lungo l’abisso dei ricordi, coltelli e fiori lungo la linea sottile della vita. Nel mantice di bocche spalancate nel vuoto con passo sicuro ho raggiunto la cima tanto agognata. Nell’equilibrio trasparente, lassù, col pianto ho annaffiato arse radici.
Ho danzato al tramonto, nelle ombre dell’ultima luce, inebriato dagli aromi della resina, nella dolcezza aspra della vita ho piantato un chicco di grano in questo mondo fatto di sottili respiri.
A mia madre che mi ha dato la vita, a Cesira che questa stessa vita me l'ha completata, alla nuova vita che a Dio piacendo presto verrà al mondo e che mi darà l'opportunità di lasciare in questa mia insignificante esistenza la traccia più bella. Agli amici cari: Salvatore "mio Fratello", Imma, Massimo e Franco compagni di meravigliose avventure che ci vedranno ancora insieme verso mondi da esplorare. Per questi momenti che rimarrano indelibili nel mio cuore UN GRAZIE SINCERO.


















