29 gennaio 2010

Nella Valle del Sempre

La neve avvolge ogni cosa in un morbido silenzio. Uno scatto, un altro ed un altro ancora, tranquillo, senza fretta o affanno mi godo questi attimi di pace, seguo i miei pensieri, la montagna è anche tempo per respirare.
Ci muoviamo lungo il versante nord dove i raggi del sole non arrivano. Restiamo inghiottiti all’interno di un’algida ampolla. Il freddo, come un cane randagio, azzanna ogni parte del mio corpo. Cosa mi spinge a salire una montagna, ad essere qui ora. Cosa mi spinge ad affrontare certi rischi e pericoli che questa passione comporta. Credo non sia solo l’aria pura che respiro a portarmi qui, ma anche l’Amicizia e l’Amore. Due facce della stessa medaglia, elementi diversi originati dalla stessa materia come i fiocchi di neve e le scaglie di ghiaccio.
Che fascino la montagna, mentre sali scavi sempre più in profondità dentro il tuo cuore. L’inverso accade quando scendi dalla cima. Dal profondo della cavità in cui ti sei ritrovato durante l’ascesa, sei pronto a risalire, a tornare alla luce. Mentre scendi c’è un qualcosa in te che risale. Torni diverso, cambiato. Sembra un controsenso, ma ogni volta che salgo verso la cima di una montagna, non importa l’altezza, mi perdo in me stesso per poi ritrovarmi risalendo dal mondo interiore che l’ascesa ha costruito in un antro del mio cuore.
Non si dimenticano le amicizie nate e vissute all’ombra delle montagne. Lasciano il segno per tutta la vita nel bene e nel male. Una cosa in questi anni ho compreso che non bastano questi momenti a tenere uniti gli uomini che li hanno vissuti, perché l’animo umano muta, si spoglia come la pelle dei serpenti, mentre le montagne restano uguali a se stesse, gli uomini cambiano. Generosi ed umili, avari ed egoisti, vigliacchi e coraggiosi la montagna spoglia gli uomini e li rende per quelli che sono.
Salire una montagna è una forma d’amore. Ci attende un incontro sulla cima e noi saliamo.
Il freddo mette a dura prova la materia di cui sono fatto. I guanti sono diventati una corazza di ghiaccio, guardiamo in alto tutti persi verso la lama incandescente che la luce del sole disegna sulla cresta sommitale. Nella ripidezza di questa via esploro me stesso. Come una foglia staccata dal vento mi lascio rapire da questo mondo fatto di luce che acceca, di gelo che brucia, di ghiaccio che ferisce.
La montagna d'inverno è un mondo inospitale per chi vorrebbe abitarlo con la carne. E’ un mondo da vivere e saggiare solo con l’anima. Un mondo fatto di suoni a volte impercettibili, altre volte così terribili da lacerare. Altre volte d'inverno la montagna è solo un mondo da contemplare.
Su questa cresta scintillante vago negli orizzonti vasti del mio cuore, nei vuoti della mia anima riempiti di cielo e poi d’un colpo svuotati, quando lo sforzo e la tensione maturati nell’ascesa si lasciano andare, liberi. Faccio parte di un mistero, forse è questo ciò che mi spinge a salire. Sono un esile filo d’erba che spunta e si affaccia intimorito verso il cielo ma è pronto a salire.
Ti guardo prima di salutarti, il tuo visino assonnato, una manina esce dalle coperte come la zampina di un cucciolo indifeso. Volevo dirti grazie AMORE MIO che sei riuscita a capire cosa vive nel mio cuore, di quali istinti ha bisogno la mia anima. Grazie per esserti affacciata anche tu in questo mondo, per averlo capito e forse a malincuore assecondato.
Ti sfioro AMORE MIO…chissà cosa sogni, cosa proverai quando la tua mano cercandomi non mi troverà. Con gli occhi velati di lacrime ti lascio un bacio. E’ tutto ciò che posso darti per non svegliare il tuo sonno leggero. Non preoccuparti, “torna per raccontarlo a nostro figlio” me lo ripeti sempre. Riposati. Fuori ancora è buio ma l’orizzonte inizia a squarciarsi con una sottilissima lingua di luce, quanto basta per vedere che nessuna nuvola oggi appannerà il cielo. Chiudo la porta. Corro già verso il mio mistero, questo Amore che sale ogni momento…su nel cielo infinito…nella Valle del Sempre.

6 gennaio 2010

Nel caldo del mio Cuore

D’inverno le mie uscite cominciano sempre il giorno prima della partenza, quando da solo resto con i miei attrezzi, li preparo, li accarezzo, li lucido. Toccandoli mi piace sentirne i suoni, tenerne la forma tra le mani, a loro chiederò tutto durante la salita, cosciente che potrò chiedergli anche la vita.
Prima di coprire i ramponi con le protezioni di gomma con le dita ne sfioro i profili affilati, accarezzo le cinghie verifico se saranno pronte ad obbedirmi. Controllo la corda facendola scorrere tra le dita e riponendola nella sua sacca. Prendo la piccozza stringendola tra le mani, la sollevo alla luce inseguendone le pieghe fino a farla diventare una prosecuzione del mio braccio. Dall’involucro tolgo gli scarponi da ghiaccio, con la mano seguo la forma delle suole che ricalcano l’impronta dell’orso, li sento bramire sono pronte a varcare confini. Con movimenti precisi le setole della spazzola impregnate di grasso ammorbidiscono ed acquietano le mie calzature. Sono già concentrato. In questo momento i sogni prendono forma.

I sogni prendono la forma di ricami argentei che nel bosco ci sbarrano la strada lasciandoci addosso polvere di ghiaccio. Siamo in un mondo fatato. Il freddo fa sentire i suoi morsi. Ci muoviamo in un’atmosfera incantata. Il timido sole del mattino ci ha abbandonato, immensi tappeti di cenere bianca si avvicinano minacciosi. Sul costone privo di alberi il manto nevoso diventa più spesso, sprofondiamo. La cima è lassù avvolta e nascosta da tempestose lingue nere. Ci inoltriamo ancora nel bosco un piccolo saliscendi ci conduce al cospetto del “Gigante di pietra”. Lo aggiriamo a sinistra salendo una rampa di neve farinosa.

Ad ogni passo il manto nevoso cerca di nutrirsi di noi inghiottendoci quasi fino alla cintola. Prendiamo le piccozze. Sento il suono di turbini e spire, vapori si innalzano nell’aria, ululati terribili rendono titubante il mio andare, un ultimo ramo di marmo ghiacciato come uno scudo mi protegge prima del varco, guardo per l’ultima volta il Gigante incrostato di ghiaccio, nella sua immobile bellezza sembra voltarsi, le sue pieghe rocciose si muovono, la testa si gira e mi parla: “tra poco entrerai in un altro mondo, tanti sentimenti si agiteranno nel tuo animo, sii rispettoso della Vita e quando l‘Avversità vorrà annientarti credi nel tuo sogno e vivilo, sii forte e non dimenticare le persone che ti amano, loro sono nel caldo del tuo Cuore. Non farti tentare dalla spavalderia, la Natura punisce gli uomini inclini all’arroganza. Sii audace quanto basta per ricercare in te nuove conoscenze. Sappi che nel regno che attraverserai il sole non vive, attingerai il caldo dal tuo cuore poiché i sogni sono fuochi da tenere in vita. Molti esseri umani sognano ma non tutti riescono o sono disposti a vivere i propri sogni. In molti vi rinunciano intenti ormai ad inseguire ciò che non costa nulla, ciò che non esige nessuna fatica, nessun sacrificio. Gli esseri umani hanno ormai Paura di vivere, sono pochi coloro che quotidianamente comprendono la Gioia di vivere.
Quando sarai al cospetto delle “Pietre mutanti” ti sarà chiaro il fenomeno unico ed irripetibile della vita, ti ricorderai che anche tu sei stato un seme che non ha avuto fretta di germinare, l’acqua che dalla strada della terra ti ha nutrito muterà in ghiaccio vivo ed allo stesso modo ti farà amare il Bene ed il Male come unico elemento della stessa Esistenza. Va ora e ricorda: più sarai vicino al Cuore più sarai vicino all’essenza della Vita.”




Il Gigante era immobile, le sue pieghe rugose sembravano modellate da un enorme pollice. Il mio viso era segnato da rivoli ghiacciati, erano trascorsi pochissimi secondi ma quella visione me la ricorderò per tutta la vita. Mi volto verso i miei amici e urlo: “seguitemi miei prodi, seguitemi verso la Gioia”.
Supero il ramo ghiacciato e dai Cozzi dell’Anticristo mille diavoli dannati sembrano scappati nel vento. Ci frustano con nerbi di ghiaccio, ci pungono con freddissimi aculei impazziti nell’aria. Turbini di fuliggine bianca ci avvolgono. Restiamo aggrappati alla cresta come semi conficcati alla terra. Salvatore mio “Fratello” in un ardore di fuoco si lancia alla volta della dentellata lama ghiacciata, ne segue le effimere linee, asseconda le figure scolpite dal gelo. Luigi ci segue rapito da palpitazioni profonde. Salgo preda di allucinazioni, dentro di me la fiamma è ardentemente accesa. Come semi in un bozzolo di ghiaccio le “Pietre mutanti” ci vengono incontro, ricordo le parole del Gigante. Penso. “Ma certo il ghiaccio…devo essere come il ghiaccio…pronto a trasformarmi e a seguire le evoluzioni della Vita. Quando il ghiaccio si scioglie non fa altro che nutrire la pianta rigogliosa della Vita. Dal seme alla germinazione, dal periodo vegetativo alla fioritura, la maturazione dei frutti che spargeranno altri semi ed infine la senescenza.”



Sulla cima sollevo la piccozza ad un cielo che non c’è, ma nonostante questo ho imparato a trasformarmi e a seguire le evoluzioni della Vita, grazie alla Gioia di vivere continuo la mia fioritura contento di seguire i miei sogni, quei sogni che da piccolo mi hanno preso per mano e non mi hanno più lasciato e che giorno dopo giorno li conservo vivificanti nel caldo del mio cuore.
Da molti anni ormai, ad ogni primavera, sebbene lo zaino degli anni sia sempre più pesante mi reco ai piedi del Gigante, in questo luogo nascono le più belle fioriture del Pollino, non so come delle esili pianticelle riescano a trovare sostentamento tra le pieghe di quella grande roccia “vivente”. Genzianelle, polmonarie, campanule, margherite, anemoni e tanti altri, credo che questi fiori siano i sogni di chi non ha avuto più il tempo di viverli, sogni di Gioia spezzata di chi è dovuto partire troppo presto. Mi siedo e grato alla Vita prego in silenzio.


Alcune foto di questo post appaiono per gentile concessione del caro amico e "Fratello" Salvatore Franco.
La foto di gruppo appare per gentile concessione dell'amico Luigi Vincitore.
Grazie