La neve avvolge ogni cosa in un morbido silenzio. Uno scatto, un altro ed un altro ancora, tranquillo, senza fretta o affanno mi godo questi attimi di pace, seguo i miei pensieri, la montagna è anche tempo per respirare.
Ci muoviamo lungo il versante nord dove i raggi del sole non arrivano. Restiamo inghiottiti all’interno di un’algida ampolla. Il freddo, come un cane randagio, azzanna ogni parte del mio corpo. Cosa mi spinge a salire una montagna, ad essere qui ora. Cosa mi spinge ad affrontare certi rischi e pericoli che questa passione comporta. Credo non sia solo l’aria pura che respiro a portarmi qui, ma anche l’Amicizia e l’Amore. Due facce della stessa medaglia, elementi diversi originati dalla stessa materia come i fiocchi di neve e le scaglie di ghiaccio.
Che fascino la montagna, mentre sali scavi sempre più in profondità dentro il tuo cuore. L’inverso accade quando scendi dalla cima. Dal profondo della cavità in cui ti sei ritrovato durante l’ascesa, sei pronto a risalire, a tornare alla luce. Mentre scendi c’è un qualcosa in te che risale. Torni diverso, cambiato. Sembra un controsenso, ma ogni volta che salgo verso la cima di una montagna, non importa l’altezza, mi perdo in me stesso per poi ritrovarmi risalendo dal mondo interiore che l’ascesa ha costruito in un antro del mio cuore.
Non si dimenticano le amicizie nate e vissute all’ombra delle montagne. Lasciano il segno per tutta la vita nel bene e nel male. Una cosa in questi anni ho compreso che non bastano questi momenti a tenere uniti gli uomini che li hanno vissuti, perché l’animo umano muta, si spoglia come la pelle dei serpenti, mentre le montagne restano uguali a se stesse, gli uomini cambiano. Generosi ed umili, avari ed egoisti, vigliacchi e coraggiosi la montagna spoglia gli uomini e li rende per quelli che sono.
Salire una montagna è una forma d’amore. Ci attende un incontro sulla cima e noi saliamo.
Il freddo mette a dura prova la materia di cui sono fatto. I guanti sono diventati una corazza di ghiaccio, guardiamo in alto tutti persi verso la lama incandescente che la luce del sole disegna sulla cresta sommitale. Nella ripidezza di questa via esploro me stesso. Come una foglia staccata dal vento mi lascio rapire da questo mondo fatto di luce che acceca, di gelo che brucia, di ghiaccio che ferisce.
La montagna d'inverno è un mondo inospitale per chi vorrebbe abitarlo con la carne. E’ un mondo da vivere e saggiare solo con l’anima. Un mondo fatto di suoni a volte impercettibili, altre volte così terribili da lacerare. Altre volte d'inverno la montagna è solo un mondo da contemplare.
Su questa cresta scintillante vago negli orizzonti vasti del mio cuore, nei vuoti della mia anima riempiti di cielo e poi d’un colpo svuotati, quando lo sforzo e la tensione maturati nell’ascesa si lasciano andare, liberi. Faccio parte di un mistero, forse è questo ciò che mi spinge a salire. Sono un esile filo d’erba che spunta e si affaccia intimorito verso il cielo ma è pronto a salire.
Ti guardo prima di salutarti, il tuo visino assonnato, una manina esce dalle coperte come la zampina di un cucciolo indifeso. Volevo dirti grazie AMORE MIO che sei riuscita a capire cosa vive nel mio cuore, di quali istinti ha bisogno la mia anima. Grazie per esserti affacciata anche tu in questo mondo, per averlo capito e forse a malincuore assecondato.
Ti sfioro AMORE MIO…chissà cosa sogni, cosa proverai quando la tua mano cercandomi non mi troverà. Con gli occhi velati di lacrime ti lascio un bacio. E’ tutto ciò che posso darti per non svegliare il tuo sonno leggero. Non preoccuparti, “torna per raccontarlo a nostro figlio” me lo ripeti sempre. Riposati. Fuori ancora è buio ma l’orizzonte inizia a squarciarsi con una sottilissima lingua di luce, quanto basta per vedere che nessuna nuvola oggi appannerà il cielo. Chiudo la porta. Corro già verso il mio mistero, questo Amore che sale ogni momento…su nel cielo infinito…nella Valle del Sempre.













